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Intervista Messer Claudio Coacci da Roma

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Claudio Coacci si avvicina alla Giostra in Armatura nel 2014 dopo innumerevoli esperienze equestri in altre discipline come la Monta Western ed il Trec. Il suo approccio è inizialmente perlustrativo per cercare di comprendere si i suoi sogni di Cavaliere si potessero avverare avvicinandosi ad una disciplina che non pensava potesse esistere. E’ proprio la compagna, Marianna Roncaccia, che contatta l’Associazione Compagnia dell’Aquila Bianca per poter verificare se questa avventura poteva essere quella per cui immaginavano il loro prossimo futuro equestre. Dopo un importante periodo di gavetta Claudio comincia le sue prime giostre dimostrandosi subito all’altezza della situazione.

D.: Buongiorno Claudio, quale è stata la tua prima vera Giostra?

Claudio: Non posso mai dimenticare Lucca, fuori le Mura, per i festeggiamenti dei 500 anni della Città. Tutto era organizzato per presentare una Giostra Nazionale e mi sarei scontrato con gli allora migliori cavalieri del circuito. E’ stato davvero emozionante.

D.: Credi che questa disciplina sia sportiva o abbia elementi di Arti Marziali?

Claudio: La cosa che mi ha particolarmente colpito è che fino a ieri questo tipo di manifestazioni erano ludiche, folcloristiche. In questo ambiente invece, che si occupa di ricostruzione storica, l’attenzione alla disciplina è quasi maniacale. Il Cavaliere si occupa di maneggiare armi e deve essere quindi formato adeguatamente in sicurezza con il proprio cavallo. Un percorso fatto di allenamento duro, fisico ma anche mentale. Si insegnano le regole della Cavalleria, il rispetto dell’avversario, la formazione spirituale per i Cavalieri piu’ esigenti. Si arriva alle manifestazioni il cui contesto è sicuramente ludico ma l’approccio dei cavalieri è indirizzato alla loro formazione marziale e spirituale.

D.: Quali sono per te le criticità di questa disciplina?

Claudio: Come ho specifiato sopra questa disciplina ha un approccio molto “fisico”. Ma quello è un lavoro che facciamo su noi stessi allenamento dopo allenamento. La parte piu’ delicata è la creazione del binomio col nostro destriero e la sua relativa formazione. Bisogna gradualmente abituarlo alle cose nuove come l’Armatura, il peso, l’impatto contro l’avversario e rendere per così dire “piacevole” questo tipo di attività quasi fosse un gioco anche per lui. Ed in effetti lo è…

D.: Quale è o dovrebbe essere il rapporto col cavallo?

Claudio: E’ una domanda che dovrebbe essere posta ad ogni Cavaliere che si occupa di Equitazione, ma in questo caso tengo ad evidenziare ancora una volta che il nostro mondo è totalmente diverso da quello dei Palii e Quintane. Prima di tutto i cavalli sono di nostra proprietà e non sono meri mezzi di locomozione per vincere una gara. Ci teniamo particolarmente alla loro salute e preparazione e quindi badiamo bene che essi arrivino agli eventi nel pieno della loro forma. Abbiamo spesso rinunciato a farli gareggiare quando al benchè minimo problema fisico non abbiamo voluto rischiare la loro salute. Nelle nostre giostre di vuole coerenza e costanza nell’educare i nostri amici equini. E’ un lavoro, come precisavo, molto ma molto delicato che non tutti i Cavalieri hanno compreso nel merito. Quando qualche cavaliere non è in linea col nostro pensiero spesso viene allontanato in quanto potrebbe inquinare il messaggio che diamo verso l’esterno che è rivolto al benessere ed alla salute dei nostri amici.

Bene Claudio, grazie del tuo contributo. Siamo certi che anche a Ferrara farai valere la tua presenza, colonna portante di un’Associazione che crede fino alla fine nel suo percorso formativo

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